I rilfessi della crisi a Tripoli e la paura di un'ondata migratoria
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Il conflitto in Libia
minaccia le frontiere
LORETTA NAPOLEONI


In Libia si sono riaccesi gli scontri armati tra diverse fazioni e si parla ancora una volta di guerra civile. Ma la dizione corretta è però guerra per procura dal momento che dietro ogni gruppo si intravedono i soliti sponsor. Come in Siria i Paesi del golfo e quelli del Medio Oriente sono divisi tra sostenitori del generale Khalifa Haftar, parliamo dell’Arabia Saudita, degli Emirati ed anche dell’Egitto, e quelli che finanziano le milizie di Misurata, de facto l’esercito mercenario del governo riconosciuto dall’Onu di Sarraj, e cioè il Qatar insieme alla Turchia. Dietro le quinte ci sono anche altri sponsor Russia e Francia, ad esempio, che puntano su Haftar. Facile fare delle previsioni basandosi su quanto già successo in Siria: la Libia è destinata a scivolare lungo la china della Siria, guerra civile ad ampio raggio e di lunga durata all’interno della quale vedremo ancora una volta incunearsi lo Stato Islamico.
A differenza della Siria, però, la Libia è da sempre il paese chiave dell’emigrazione clandestina verso l’Europa, non solo quella proveniente dall’Africa ma anche dal Medio Oriente e dal Centro Asia. E dato che il contrabbando ed il traffico di essere umani è un’attività molto remunerativa, la ripresa delle ostilità non potrà non avere un impatto sui flussi migratori.
Al momento la maggior parte di chi arriva in Libia diretto in Europa viene intercettato e rinchiuso in campi di detenzione, da dove si esce solo dietro pagamento di un riscatto da parte della famiglia, per essere poi riarrestato tentando di raggiungere la costa o in mare. Secondo l’organizzazione internazionale per le migrazioni nel 2019 più di mille migranti sono stati fermati in mare e rimandati in Libia, tra i quali c’erano anche 77 bambini. Si stima che al momento in Libia ci sia tra i 700 mila ed il milione di migranti rinchiusi nei campi, dove costoro sono soggetti a qualsiasi tipo di abuso. È merce che vale denaro e tutte le guerre hanno bisogno di tanto denaro. Per l’Europa sono la prossima crisi migratoria.
Negli ultimi mesi abbiamo assistito da un fenomeno nuovo, un numero sempre maggiore di chi sfugge ai campi si dirige a sud, nel Niger. Dal 2014 l’Unione Europea ha incanalato 338 milioni di euro per finanziare progetti relativi alle migrazioni in Libia che includono la costituzione di una task force per aiutare i migranti ad uscire dai campi di detenzione e tornare a casa. È probabile che questo flusso aumenti a causa della guerra civile, ma non è certamente una soluzione, sposterebbe temporaneamente il problema delle migrazioni nel Niger, un paese assolutamente non attrezzato per questo tipo di emergenza.
Nel lungo periodo se la guerra civile in Libia assume le stesse connotazioni di quella in Siria l’Europa dovrà affrontare una serie di ondate migratorie sempre più pressanti, anche perché a fuggire saranno anche i Libici, come è già successo con i Siriani ed il sistema inumano che oggi li blocca in Libia non funzionerà più. Senza la cooperazione della guardia costiera libica, la politica di respingimento europea non sarà praticabile e quindi si aprirebbe un varco nelle rotte mediterranee verso nord. È anche probabile che le Ong riescano a tornare in mare ad aiutare chi fugge da una guerra vera in Libia.
L’Italia farà da corridoio, come è avvenuto in passato, ed i migranti cercheranno di ricongiungersi con i familiari nei vari paesi europei. Quindi il problema non sarà mediterraneo ma europeo, ma in fondo è sempre stato così anche se Bruxelles si rifiuta di ammetterlo.
14.04.2019


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