Quando si può fare il nome dell'imputato e quando no
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Non tutti i condannati
sono uguali sui media
ANDREA STERN


Loro sì, lui no. Una disparità di trattamento apperentemente inspiegabile. Dovuta esclusivamente, spiega l’avvocato Paolo Bernasconi, alle modalità con le quali le diverse persone sono state giudicate. Facciamo alcuni esempi. Nel 2015 si poté leggere sui giornali il nome di un consigliere comunale ppd di Chiasso condannato a una pena pecuniaria sospesa per aver rubato del polistirolo in un cantiere. Un bottino del valore di circa 12 franchi. Quindi un furto irrisorio, ma sufficiente a intaccare l’immagine pubblica dell’uomo. Che, in seguito lasciò la politica.
L’anno prima era stata resa nota l’identità di un altro consigliere comunale di Chiasso, leghista, condannato a una pena pecuniaria sospesa per atti sessuali con fanciulli. Anch’egli lasciò la politica. Più di recente, all’inizio dello scorso mese di dicembre, tutti i media hanno pubblicato il nome di un consigliere comunale leghista di Lugano condannato a una multa di 500 franchi per molestie sessuali telefoniche ai danni di alcune donne. E subito dimessosi dalla carica che ricopriva da una decina d’anni.
Resta invece ignota, almeno sui media tradizionali, l’identità dell’ex funzionario del Dss ed ex consigliere comunale ps di Lugano condannato lo scorso 29 gennaio per coazione sessuale. "Il giudice ha potuto vietare ai media di divulgarne il nome - afferma l’avvocato Bernasconi - perché il processo si è tenuto a porte chiuse. Se il processo fosse stato aperto al pubblico, nessuno avrebbe potuto impedire alla stampa di riferire l’identità del condannato". La stessa regola vale per le persone condannate con decreto d’accusa. Un atto giudiziario che in se non sarebbe pubblico. Ma che lo diventa se qualcuno lo trasmette ai media. E a questo punto nessuno può impedire loro di riferire il nome del condannato.
L’avvocato Bernasconi riconosce tuttavia che la situazione andrebbe meglio chiarita a livello legale. "Oggi c’è una disparità di trattamento inspiegabile e inammissibile - osserva -. In materia di reati sessuali ci vorrebbe una norma a protezione della personalità delle vittime, indipendentemente da come vengono giudicati i colpevoli".

a.s.
10.02.2019


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