L'analisi
Ci sarà più pulizia...
ma resta il sottobosco
PAOLO BERNASCONI


Specialità tutta svizzera: gli investimenti, la gestione del patrimonio e la consulenza non vengono svolti soltanto da parte delle banche, bensì anche da parte di professionisti che lavorano fuori dalle banche. Finora si chiamavano gestori patrimoniali esterni, mentre la nuova legge li mette tutti sullo stesso piano: i fornitori di servizi finanziari, i trustee ed anche i consulenti alla clientela.
Finalmente sono previsti requisiti di formazione professionale e di aggiornamento permanente, obblighi di trasparenza assoluta verso la clientela anche riguardo ai pagamenti, commissioni e retrocessioni, obbligo di evitare conflitti di interessi e di garantire il miglior risultato finanziario possibile nonché obblighi di rendiconto.
Grande novità: obbligo di informarsi sulle conoscenze e sull’esperienza del cliente (verifica della appropriatezza dell’investimento) nonché obbligo di informarsi riguardo alla situazione finanziaria e agli obiettivi di investimento del cliente (verifica dell’adeguatezza dell’investimento). In sostanza, il Parlamento adegua il diritto svizzero alle regole già in vigore da anni nell’Unione Europea.
Tante novità, tanti oneri nuovi, anche se piuttosto formali, per cui l’entrata in vigore è differita al 1. gennaio 2020. Si aspetta l’Ordinanza del Consiglio federale e la disciplina della Finma riguardo alle competenze degli organismi di sorveglianza di carattere privato. Si tratta di nuove organizzazioni professionali private che saranno distinte dagli organismi di autodisciplina antiriciclaggio già operativi dal 1998. Tutto bene, 25 anni di lavori preparatori?
Purtroppo, si manca il bersaglio: viene regolata una categoria professionale dove gli abusi sono rarissimi, mentre invece rimane totalmente scoperta una categoria professionale dove gli abusi sono molto più frequenti, come riferiscono ogni settimana anche le cronache ticinesi. In questo settore permane la prevenzione zero. Infatti, ogni abuso continua per anni senza che nessuna autorità se ne accorga. Ne fanno le spese, ogni anno, centinaia di vittime, sia svizzere che straniere.
La recente regolarizzazione fiscale della clientela non ha avuto gli effetti sperati. Infatti, sono ancora parecchi gli operatori sedicenti fiduciari e sedicenti finanziari, che canalizzano dal Ticino schiere di investitori verso dubbiose società a Londra (Londongrad), nelle Repubbliche Baltiche, nell’Europa Centrale e nei Balcani. Anche le cronache italiane continuano a riferire (come prima?, più di prima?) settimanalmente di retate in cui rimangono coinvolti anche operatori attivi in Ticino. Dichiarano che "tutti facevano così". Insultano tutta la loro categoria professionale. In realtà, sono soltanto poche pecore nere che hanno aiutato e continuano ad aiutare clienti stranieri e svizzeri a compiere reati fiscali che all’estero sono qualificati come appropriazione indebita, bancarotta e riciclaggio. Il lupo cambia la legge, ma non il vizio.
03.06.2018


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