Confronto sull'utilizzo precoce di strumenti elettronici
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Meno tablet e più moto
per bambini più sani
PATRIZIA GUENZI


Smartphone e tablet già in culla. L’organizzazione mondiale della sanità (Oms) lancia l’allarme. Assolutamente no! Lasciateli muovere, gattonare sin da bebè perché hanno bisogno di esplorare. Invece troppo spesso gli adulti glielo proibiscono. Per quieto vivere, per comodità, perché è più semplice tranquillizzare il pupo mettendogli davanti un dispositivo elettronico, a partire dallo smartphone di mamma e papà. Ma così facendo, avverte l’Oms, rischiano di sviluppare più tardi alcune capacità cognitive e motorie. O di non svilupparle affatto. Probabilmente anche per questo il Dipartimento dell’istruzione del canton Vaud ha deciso di vietare l’uso dei telefonini in tutte le scuole dell’obbligo a partire dal prossimo agosto, al rientro sui banchi. Non solo durante le lezioni, anche durante le ricreazioni e i campi scolastici.
Lo sviluppo neurologico dei bambini avviene attraverso l’esperienza manuale, sostengono gli esperti intepellati dal Caffè (vedi sotto), all’origine della visione spaziale che a sua volta forma il pensiero astratto. E proprio tra i zero e i quattro anni questo passaggio è fondamentale. È in questo periodo che si gettano le basi che permetteranno loro di affrontare in futuro questioni complesse e astratte.

p.g.


La realtà virtuale non li aiuterà ad affrontare sfide e problemi
Paolo Peduzzi
Medico pediatra, specialista in medicina della adolescenza

Sono d’accordo con l’Oms che suggerisce di tornare a fare movimento anziché utilizzare i tablet. Senza arrivare a "proibirli", ma proponendo altre esperienze e attività. Sono convinto che i nostri figli ne trarrebbero solo beneficio… e anche noi adulti. Lo sviluppo neuropsicologico del bambino passa attraverso l’esperienza manuale, il tatto, il combinare le forme nello spazio, lo sviluppo dell’accortezza nel mettere in colonna, riordinare e dividere, muovere materialmente e trovare nuove soluzioni spaziali. Un processo di "crescita" che abbiamo vissuto tutti e che porta poi all’astrazione, cioè a capire e quasi vedere cosa significa 154   217; lo vediamo nello spazio astratto, nella nostra mente. La nostra mente ha bisogno di esperienze tattili e pratiche per trovare quella stabilità sufficiente per lasciare la certezza dei piedi per terra e elevarsi in un calcolo astratto.
Quante volte nel mio studio propongo i giochini con i cubi e con le forme in legno ai miei pazienti di due anni e i genitori, vedendoli in difficoltà, mi spiegano come invece sia bravo soprattutto con il telefonino e con il ditino riesca a trovare, smuovere, "cliccare" per far apparire le musichette, i video, i giochini virtuali. Se però non li ascolto e continuo a giocare "alla vecchia maniera", il bambino, magari usando il telefonino come base, si lancia a far la torre di cubetti, si cimenta nel sistemare il triangolo al suo posto, spostando il quadrato e via di seguito. Perchè mai allora? Forse perché il loro cervello in quel momento della vita, ha bisogno di coordinare le manine, facendo sì che i cubetti stiano in piedi e i loro occhi ricercano incessantemente la soluzione per il triangolo... ma la più grande aspirazione è muoverlo fisicamente il pezzetto, non stare a fare drag e via. Ancora meglio se l’adulto gioca con lui, aiutandolo e stimolandolo. Anche lodandolo per quello che fa.
Nei miei gruppi mi capita regolarmente che fra dieci ragazzini che porto a slittare, cinque magari già di scuola media, non sono mai stati su una slitta. O quando mi succede di attraversare un bosco appena tagliato, la metà di loro non riesce a camminare in equilibrio su un tronco o lo fa a cavalcioni. Le esperienze fisiche permettono di acquisire sicurezza, di rafforzare il nostro ego, permettendoci in futuro di confrontarsi con gli altri senza timori, ma in una giusta e fertile concorrenza interpersonale. Troppo spesso noi adulti ci intimidiamo e non ce la sentiamo di proporre un "banale" gioco materiale, preferiamo organizzare uno schermo e lasciare che il mondo virtuale assorba i nostri figli! Forse per timore di apparire vecchi e anacronistici? Forse, anche, per pigrizia? Lasciamo lo schermo e torniamo alla palla, insomma.


L’attività motoria è fondamentale per uno sviluppo psico-educativo
Fabio Leoni
Psicologo e ispettore per la scuola dell’infanzia e elementare

L’arco di tempo dai zero ai 4 anni è molto importante per lo sviluppo psicofisico di un bambino. Vengono gettate le basi per una crescita armoniosa, che gli permetteranno di entrare in possesso di tutti gli strumenti necessari per far fronte alle sfide future. Sin dalla culla il piccolo deve avere la possibilità di esplorare il mondo che lo attornia attraverso la percezione sensoriale (annusare, gustare, toccare, ascoltare, guardare) e le proprie azioni. Di fare tutte quelle esperienze che gli consentiranno poco alla volta di entrare in contatto con i suoi sensi e di diventare padrone dei suoi movimenti. Premessa questa fondamentale per riuscire poi ad affrontare, crescendo, questioni più complesse e astratte. Se questi passaggi non vengono rispettati, se queste attività sono in un certo senso bypassate, mancheranno dei tasselli utili per lo sviluppo del bimbo che giocoforza dovrà avvenire altrimenti. Avverrà lo stesso, sia chiaro, ma magari più tardi o con più difficoltà.  
Nella pratica vediamo quanto sono importanti per la crescita innanzitutto le attività percettive e motorie, le stimolazioni e le interazioni socio-motorie, anche per entrare più facilmente in relazione con l’altro. Le attività legate all’equilibrio, ad esempio, utili per il suo sviluppo intellettuale. Ecco perché nella scuola dell’infanzia sono ad esempio proposti giochi di propriocezione, attività sensoriali e giochi socio-motori. Un’importante opportunità per osservare, sperimentare, manipolare e collocarsi, scoprire il mondo che sta loro attorno. Come mettere i piedi nella pozzanghera per capire cosa succede. Queste sono attività che stimolano la curiosità dei bambini, che contribuiscono a migliorare lo sviluppo intellettivo. Ottima, ad esempio, l’iniziativa delle aule nella natura, la scuola nel bosco, sostenute da  Wwf e Cantone. Un movimento che ha avuto origine in Scandinavia. L’ambiente esterno permette di imparare e crescere attraverso una pedagogia attiva. Il bosco diventa un "laboratorio", una risorsa multidisciplinare dove vivere esperienze nuove e originali, utilizzando mani, piedi, mente, corpo e i sensi.
Ma prima ancora il compito compete alla famiglia. Concordo con l’Oms: meno sedentarietà e più movimento. Sta ai genitori mettere il figlio in condizioni di fare tutta una serie di esperienze motorie, olfattive, legate alla manipolazione. La strutturazione del pensiero e dell’immaginazione è legata alla qualità e al numero di percezioni ed esperienze della realtà. E il movimento sottoforma di gioco, sta alla base dello sviluppo cognitivo e culturale, dell’apprendimento sociale e della conoscenza di sè.
30.06.2019


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