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IL PUNTO di Michel Guillaume
Immagini articolo
Questa legislatura
è ormai già persa
Michel Guillaume


"Adesso ve la facciamo vedere noi!" All’indomani delle elezioni federali dell’ottobre 2015, la destra esultava. Il "Rechtsrutsch", lo scivolamento a destra dettato dal risultato del voto con la maggioranza al Nazionale in mano ad Udc e Plr, avrebbe scritto la parola fine ad una Svizzera governata da forze di centro-sinistra. Quando, due mesi più tardi, Guy Parmelin prese il posto di Eveline Widmer-Schlumpf, tutto era sistemato. Consiglio federale e parlamento potevano finalmente mettere mano ad una serie di riforme solidamente ancorate a destra.
Due anni dopo, nel bel mezzo della legislatura, sono tutti in preda alla disillusione. La destra innanzi tutto, ma anche la sinistra. Delle tre importanti riforme sottoposte al voto popolare, una sola - la strategia energetica 2050 - ha superato lo scoglio. Le altre due, di peso nettamente maggiore, si sono scontrate con il volere popolare. Lo scorso mese di febbraio, la sinistra è riuscita a silurare la terza riforma dell’imposizione delle imprese, che rischiava di sfavorire le città e la classe media. Il 24 settembre, poi, la destra si è presa la rivincita, affondando la riforma "Previdenza 2020", che minacciava di aggravare il deficit dell’Avs in futuro.
Insomma, siamo in fase di stallo. La situazione attuale è sempre più simile a quella già vissuta nel corso della legislatura 2003-2007, quando l’elezione di Christoph Blocher in Consiglio federale aveva lasciato presagire una "rivoluzione conservatrice". Nel 2004, il popolo e i Cantoni avevano respinto un pacchetto fiscale giudicato particolarmente sbilanciato. Dopo di che, non si era più mosso quasi nulla.
Nel corso di questa legislatura, però, la situazione in governo è molto differente. Mentre all’epoca Blocher, Pascal Couchepin (Plr) e Micheline Calmy-Rey (Ps) si davano battaglia in epici "combattimenti tra galli", oggi il Consiglio federale funziona in maniera più armoniosa. Vota di rado e i suoi membri non concedono più fughe di notizie.
Il problema è soprattutto la perdita della cultura del consenso a livello parlamentare. "I partiti sono diventati una specie di setta", commenta il geografo politico Michael Hermann nel suo ultimo libro. Sotto la Cupola, impongono un’unità di dottrina sui principali temi, per disciplinare le truppe. Sempre più spesso, sembra che il sistema svizzero presenti delle falle per quanto concerne l’assunzione di responsabilità. Ogni partito governativo preferisce giocare la propria carta, ben sapendo di poter fare una politica d’opposizione senza subire conseguenze. L’ironia della sorte? Quelli che non cessano di lodare il "Sonderfall" elvetico e la sua democrazia basata sulla concordanza, sono anche quelli che fanno sembrare il Paese sempre più simile al modello di altre realtà europee.
15-10-2017 01:00

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