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IL COMMENTO di Lillo Alaimo
La doverosa attenzione
per i conti del "Cardio"
Lillo Alaimo


Si temeva lo scoppio di una “guerra di religione” e così pare stia avvenendo. Non siamo ancora allo slogan “Giù le mani dal Cardiocentro” ma forse poco manca. E francamente non ne comprendiamo appieno il perché. Perché mai il Cardiocentro dovrebbe perdere smalto una volta accorpato all’Ente ospedaliero cantonale (Eoc)?! Perché mai dovrebbe iniziare a zoppicare una volta concretizzata, cioè entro due anni, la volontà del suo fondatore?! Il medico germanico Eduard Zwick, che 25 anni fa con una donazione di 30 milioni ne permise la nascita, fu chiaro nelle sue volontà. La Fondazione Cardiocentro, fece scrivere negli statuti, “ha una durata di 25 anni” (sino al 2020 appunto), “dopodiché la Fondazione viene sciolta e il suo patrimonio devoluto all’Ente”. Si tratta dunque di una volontà e di un obiettivo chiari, inseriti addirittura in due articoli dello statuto e ripresi nella convenzione sottoscritta da Ente e Cardiocentro.
In questi anni la struttura è cresciuta. In quantità e in qualità e merito vada a chi da subito ci ha creduto e lavorato. Le sue peculiarità si sono affinate, ha attraversato e sta attraversando, forse come ogni struttura sanitaria, “strette finanziarie”. Ha uno sguardo aperto e fiducioso verso il futuro. Ha volontà e ricchezza professionali al suo interno. Tanto quanto la rete di servizi e cure che opera sotto il cappello dell’Ente ospedaliero cantonale. Tanto quanto, ognuno per le sue specificità e potenzialità, l’Istituto oncologico della Svizzera italiana, struttura di indubbio prestigio internazionale.
Struttura nata e cresciuta nella pancia dell’Ente ospedaliero e i cui risultati di ricerca scientifica oggi rappresentano forse un obiettivo per il Cardiocentro.
Ora, rispettando il dna storico e professionale del Cardiocentro, rispettando altresì le sue peculiarità operative e di gestione…, non  si vede la ragione per cui la struttura voluta dal dottor Zwick e promossa con incommensurabile passione dal suo attuale direttore, il professor Tiziano Moccetti, non si vede la ragione per cui, dicevamo, il Cardiocentro non debba essere inglobato nell’Ente ospedaliero. Perché inventarsi una nuova fondazione, così come ora propongono i vertici del Cardiocentro, studiare chissà quale "alchimia gestionale" per poi potersi avvicinare, ma solo avvicinare all’Ente!? E sì, perché oggi la volontà del Cardiocentro pare essere solo quella di un avvicinamento, così da preservare la propria autonomia finanziaria. E sta qui, a noi par di capire, il vero nodo della questione. Autonomia finanziaria. Sta proprio qui il nodo, dato che solo qualche mese fa un gruppo di lavoro tecnico-medico misto (e cioè, Ente e Cardiocentro) ha concluso che sì, l’integrazione si deve fare in modo da creare un "Istituto Eoc" - sta scritto proprio così nel documento, Istituto Eoc - per cuore, vasi e polmoni. 
Questo è il succo, questa è la sostanza dell’accordo medico raggiunto e votato all’unanimità. Fatto è che ora si discetta e si litiga su alcuni termini. Ma che hanno a che fare solo col denaro.
Autonomia "gestionale". Vuol dire "amministrativa" oltre che clinica? E se sì, amministrativa è da intendersi sinonimo di "finanziaria"? 
Al di là di quel che le parti possano oggi dire alimentando fra loro un’inutile distanza, resta la volontà del fondatore scritta sugli statuti. E resta la verità delle cose. Cioè: un’indubbia qualità dell’Eoc, all’interno del quale in questi anni sono nate e cresciute strutture di grande qualità e prestigio, come l’Istituto oncologico o il Neurocentro. E resta, al di là dei dissidi, la ovvia necessità di una razionalizzazione, non solo clinica ma anche finanziaria. Perché è vero che come le parole anche i numeri di bilancio possono essere interpretati ma... le difficoltà e i "rossi" non possono essere ignorati.
Le cifre pubblicate anno dopo anno dall’Ufficio federale della sanità sono chiare e uguali nei criteri di analisi, per tutte le strutture sanitarie svizzere. A tutt’oggi sono gli unici dati ufficiali pubblici per quanto riguarda il Cardiocentro. 
Ci si perdoni ora la sequela di numeri, riassumibili comunque in un unico dato negativo. Negli anni la somma dei "risultati di esercizio" riportati dall’Ufficio federale della sanità è di colore "rosso" e per svariati milioni.
Nel 2012 il rosso fu di 5 milioni e 143 mila franchi. Nel 2013 di 6 milioni e 812 mila. L’anno successivo si registrò un dato positivo di 1 milione e 423 mila franchi. Nel 2015 si tornò al negativo con meno 5 milioni e 247 mila franchi.
Ci fermiamo qui, al 2015 perché nel 2016 si trova un altro "nodo" da sciogliere, ovvero una sostanziosa rivalutazione dell’immobile registrata nei conti. Un’operazione per cui alcuni ora si chiedono quale sia il giudizio dell’autorità di vigilanza sulle fondazioni e quale l’autorizzazione dal revisore.
Questi, ripetiamo, sono dati ufficiali. Il Cardiocentro, in un comunicato dell’altro giorno a precisazione di un servizio del Caffè, ha spiegato il perché e il percome di quelle cifre, di quel su e giù, per concludere che dal 2012 al 2015 sostanzialmente i loro sono stati risultati di pareggio. Sarà, ma quelle rese note dal Caffè sono tutt’ora le uniche cifre, ufficiali e pubbliche, alla voce "risultati di esercizio" del Cardiocentro. Non solo. Nel suo comunicato il Cardiocentro parla di "risultato operativo lordo", vale a dire il primo stadio del conto economico.
Ecco perché oggi è doverosa l’attenzione ai conti dell’"ospedale del cuore", così è anche definito. Sono proprio queste, quelle qui elencate, le cifre che Eoc e Dipartimento della sanità stanno cercando di capire. Anche perché il Cardiocentro si è impegnato, da qui al 2026 (nonostante l’imminente scioglimento della Fondazione), nell’operazione Centro di ricerca Mizar a Lugano. Cinque milioni subito ed altri 5 entro i prossimi otto anni. Un progetto dal costo totale di 48 milioni.
Dunque: è il "particolarissimo e delicato momento", così lo definisce lo stesso Cardiocentro rispondendo ai dati del Caffè, che impone grande attenzione ai conti, compresi quelli sconosciuti della fondazione costituita ad hoc nel 2012 per la ricerca. Attività che difficilmente pensiamo possa autofinanziarsi.

alaimo@caffe.ch
22-04-2018 01:00

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