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IL COMMENTO di Chantal Tauxe
Un verde in governo?
Non è automatico
Chantal Tauxe


A  meno che il Ppd non abbia segretamente deciso di cambiare idea, Regula Rytz non diventerà la prima consigliera federale verde della storia. Per essere eletta avrebbe bisogno di 124 voti. Malgrado il sostegno della sinistra, è improbabile che riesca a ottenerli. C’è tuttavia uno scenario piuttosto stravagante che gira tra i corridoi: Ignazio Cassis verrebbe scaricato da una parte dei liberali radicali su ordine della sua collega Karin Keller-Sutter.
La sangallese potrebbe così vendicarsi del fatto che non è stata sostenuta dal ticinese in occasione della ripartizione dei dipartimenti. Cassis infatti preferì votare per Parmelin all’Economia. Se questo piano andasse in porto Karin Keller-Sutter si guadagnerebbe la certezza di divenire intoccabile per i prossimi dieci anni, in quanto unica superstite del partito storico che ha fondato la Svizzera. Qualche popolare democratico parteciperebbe a questo regolamento di conti e Regula Rytz riuscirebbe così a smentire i pronostici.
Al di là di questo stravagante scenario, resta aperta una domanda. Perché, nonostante l’incredibile risultato scaturito dalle urne, il Consiglio federale resta precluso ai Verdi? Forse perché hanno sbagliato strategia. Hanno considerato il seggio come se fosse loro dovuto. La presidente non ha saputo tessere delle alleanze con le persone che contano in parlamento. Ha condotto la sua campagna davanti ai riflettori mentre si sa che le elezioni a sorpresa devono essere preparate dietro le quinte. Soprattutto, i Verdi non hanno spiegato come, dopo aver cercato la legittimazione nelle piazze, intenderebbero giocare al gioco delle istituzioni. Hanno rivendicato la loro fetta di torta per automatismo, senza articolare un programma di cooperazione con gli altri partiti. Ma in Svizzera non funziona così. Non perché un partito ha un rappresentante in governo i gruppi parlamentari devono votare in blocco le decisioni prese a livello collegiale e gli elettori seguire a ruota.
Tuttavia il sistema lascia delle porte aperte. I partiti godono di una grande libertà, non hanno degli obblighi di lealtà, possono avere una forte influenza attraverso il diritto di referendum e di iniziativa. Con o senza seggio in governo, i Verdi possono utilizzare questi strumenti per promuovere una politica più favorevole alla salvaguardia del clima. Il successo non è mai impossibile per chi sa trasformare gli slogan in proposte concrete e convincenti.
Poi, per entrare in Consiglio federale, una prossima volta i Verdi farebbero bene a dare più visibilità al bilancio dei loro rappresentanti negli esecutivi cantonali e comunali. La formula magica si basa anche sul peso dei partiti negli altri strati federalisti del Paese.
Quanto a Ignazio Cassis, anche lui farebbe bene a mostrare un bilancio migliore. La sola italianità non lo salverà un’altra volta. Attaccato dalla sinistra, il ticinese esce indebolito da questo processo di rielezione. Se vuole riguadagnare punti, dovrà riuscire a sbrogliare la matassa del dossier europeo. Dovrà vincere la votazione di maggio sull’iniziativa contro gli accordi bilaterali e poi quella, inevitabile, sull’accordo quadro.
In occasione della festa vodese in onore della presidente del Consiglio nazionale, Isabelle Moret, il ticinese è stato rapito dai briganti del Jorat. Una tradizione scherzosa, ma anche un’immagine simbolica. Il liberale radicale deve mostrare che non è una vittima salvata dal rispetto delle quote regionali e linguistiche. Ma che possiede la caratura di un uomo di Stato.
08-12-2019 01:00

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