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IL COMMENTO di David Allegranti
La crisi d'dentità
dei due Matteo italiani
David Allegranti


Sono in difficoltà, i due Matteo della politica italiana. Per motivi diversi, certo. Il primo, Salvini, ex ministro dell’Interno e adesso capo dell’opposizione, vede il proprio consenso come capo della coalizione insidiato dall’alleata Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, che ha fatto crescere il suo partito - marcatamente di destra - portandolo ben oltre il dieci per cento. L’altro, Renzi, è al governo formato da Pd, M5s e la sinistra di Leu, ma è sempre sul punto di uscirne, eterno insoddisfatto e pronto al rilancio continuo. Il motivo è chiaro: Italia viva, il partito che ha fatto nascere dopo la scissione del Pd, stenta a crescere nei sondaggi.
Da quando esiste, è sempre stata tra il 4 e il 5 per cento. Alcuni istituti di ricerca la danno oggi addirittura sotto il quattro.
I due Matteo dunque sembrano essere in crisi d’identità. Salvini deve capire se vuole fare il capo dei populisti o il leader dei conservatori, di certo stare in bilico fra queste due strade può solo peggiorare la sua condizione politica. Renzi, già capo di un ipotetico e trasversale "partito della nazione", che nelle ambizioni dell’ex presidente del consiglio italiano avrebbe dovuto governare l’Italia per anni, non riesce più a uscire dai fantasmi del 4 dicembre 2016, quando ha perduto il referendum costituzionale che lo ha portato alle dimissioni da capo del governo e poi da segretario del Pd. Per quanto azzoppati, tuttavia, i due Matteo sono ancora in grado di incidere. I giornali italiani, d’altronde, parlano in continuazione di loro, quindi hanno anche una costante copertura mediatica che li accompagna.
Ma se ci fosse da scommettere su quale dei due sia più destabilizzante, si potrebbe puntare su una corresponsabilità fra i Matteo, visto che i loro destini per ora si tengono, con la possibilità che sul medio periodo Salvini lo sia di più. Perché? Salvini è comunque al 30 per cento, e alle recenti importanti elezioni regionali in Emilia-Romagna, per quanto sconfitto, è arrivato al 43,63 per cento come coalizione e al 31,95 come partito. Il rischio è che dunque possa nascere, in caso di voto anticipato in autunno (uno scenario sempre aperto in queste settimane), un governo sovranista a guida Salvini-Meloni, le cui intenzioni nei confronti dell’Unione Europea sono tutt’altro che rassicuranti. Lo stesso Salvini nei giorni scorsi è tornato a evocare lo spettro di una Italexit sulla scia della Brexit del Regno Unito. Per Renzi sembra invece essersi aperta una stagione da leader minoritario.
Proprio lui, che ha puntato tutto sulla capacità di essere ipermaggioritario, adesso deve sperare che la nuova legge elettorale proporzionale con soglia di sbarramento, di cui sta discutendo da settimane la maggioranza di governo, non sia troppo onerosa per lui. In questo momento, persino una soglia al 5 per cento per entrare in parlamento sarebbe a rischio. Questo significa che l’ex rottamatore, ex sindaco di Firenze, ex segretario del Pd, ex presidente del Consiglio italiano, è finito ed è destinato a sparire di scena? La politica italiana ha una forte capacità criogenica: mantiene i suoi leader vivi nel ghiaccio.
Quindi, per il momento, Renzi resterà congelato al senato della Repubblica. Salvini, invece, dovrà accettare di aver mancato il momento. L’estate scorsa ha cercato di portare il Paese al voto anticipato, non ci è riuscito e adesso deve preoccuparsi degli alleati che lo tallonano. Silvio Berlusconi ha retto alla tensione per anni, Salvini non ha né i suoi soldi né il suo impero mediatico. Riuscirà a sopravvivere al duro mestiere dell’opposizione?
23-02-2020 01:00

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