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30.05.2018
Notiziario statistico Ustat: Indagine congiunturale commercio al dettaglio, Ticino, aprile e primo trimestre 2018
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IL COMMENTO di Lillo Alaimo
Fatti destrutturati
per reinterpretarli
Lillo Alaimo


Il mio scandalo è meno scandalo del tuo. Anzi, il mio non lo è affatto. È così, proprio così la rincorsa a nettarsi l’immagine, l’apparenza e fors’anche l’anima. Una vera catarsi, un processo psico-politico per liberarsi da situazioni traumatizzanti o anche solo conflittuali.
Il mio scandalo è meno scandalo del tuo. Anzi, il mio non lo è affatto.
Scoppia a inizio 2017 la vicenda Argo1 - quegli oltre 3 milioni senza regolare incarico per la sicurezza nei centri migranti - e il ppd si sente e si dice accerchiato. Una vittima. Ogni rivelazione, ogni ricostruzione, ogni atto istituzionale volto a sapere, secondo i ppd - coinvolto più d’altri è il Dipartimento sanità e socialità - è frutto di attacchi pretestuosi e speculativi.
Trascorrono i mesi, si affievolisce e si spegne l’attenzione mediatica nell’attesa che una commissione parlamentare faccia la sua parte e, manco farlo apposta, goccia dopo goccia ora trabocca un altro calderone maleodorante. È la storia della Città dei mestieri (ma non solo). Una bella idea,  concretamente una mozione parlamentare a favore della formazione professionale e il lavoro. Un’idea però che in men che non si dica si trasforma in polemica. Ecco come.
D’incanto e in "real time" (può essere un caso?!) nasce un progetto edilizio per ospitare sia la Città dei mestieri sia altri servizi dell’Amministrazione. Il progetto è proposto al Cantone solo dopo due, dicasi due giorni dalla mozione. E soprattutto fa specie che il progetto sia arrivato proprio da uno dei deputati cofirmatari della mozione sulla Città dei mestieri. Si tratta del plrt Paolo Pagnamenta, direttore dell’impresa che ora sta realizzando quel palazzo, e socio dell’immobiliare che ne è proprietaria.
Se per Argo1 in gioco c’erano quasi tre milioni e mezzo, per la Città dei mestieri (e altri servizi cantonali che potrebbero essere ospitati in quel palazzo) ne sono in ballo oltre 12. Dodici milioni necessari per l’acquisto di gran parte dello stabile. Dodici milioni e rotti. E sino ad ora, attaccano i ppd (che per altro con Pagnamenta erano fra i fautori dell’idea) bypassando la legge sulle commesse pubbliche.
Le tele di fondo sulle quali si sviluppano le due storie appaiono simili. Perché uguali sono le reazioni dell’una e dell’altra parte, Ppd e Plrt: "Stanno gonfiando ad arte la nostra vicenda per distogliere l’attenzione dalle loro beghe".
Insomma, il mio scandalo è meno scandalo del tuo. Anzi, il mio non lo è affatto! È questa la rincorsa alla "catarsi politica", ad un’autoassoluzione che non contribuisce, come invece dovrebbe, alla piena, totale chiarezza dovuta ai cittadini-elettori.
E non è che quando l’odore nauseabondo arriva dal calderone governativo e non da questa o quella parte politica, azioni e reazioni siano d’altra natura. Il far quadrato attorno a se stessi è un automatico atto di difesa della specie, un atto di sopravvivenza politica. Lo si è visto con la storiaccia dei rimborsi e delle pensioni ai ministri. Lesa maestà. Reazioni piccate. "Cosa intendi dire tu magistrato affermando che il parlamento non ha brillato nei controlli?! E cosa vuoi insinuare, tu giudice, dicendo che la magistratura avrebbe potuto essere più coraggiosa nella vicenda ‘Rimborsopoli’?!".
Alla chiarezza, alla immediata e totale piena trasparenza si preferisce il vittimismo e l’attacco alla parte avversa, sia essa la magistratura, potere sopra ogni parte.
A farne le spese è quella limpidezza e verità delle cose che dovrebbero essere l’anima della democrazia.
La destrutturazione politica della realtà - quella più spinosa - fa sì che non esistano più i fatti ma solo le "interpretazioni". Il confine tra verità e menzogna diventa labile sino a scomparire. Molto di ciò che davvero conta per i cittadini diventa... verosimile. Quindi più accettabile e manipolabile.
Lo hanno scritto altri prima di noi: il verosimile sta alla vita, come un quadro all’oggetto dipinto. In politica la categoria del verosimile è pericolosa per la democrazia. Perché è apparentemente attendibile. E allora... al vittimismo e agli attacchi in politica non può che essere preferibile la piena e immediata trasparenza. E non l’interpretazione che annulla i fatti e, appunto, trasforma il tutto in... verosimile.
Il rischio - ogni qualvolta la politica inciampa - è che la corsa alla destrutturazione dei fatti porti più danni che benefici a quanti sono coinvolti.

alaimo@caffe.ch
17-06-2018 01:00

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