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FUORI DAL CORO di Giò Rezzonico
La storia dei Pini
e della Torino-Lione
Giò Rezzonico


Fuori dai confini del Ticino c’è un mondo aperto, non chiuso", afferma Olimpio Pini, ingegnere, 64 anni, di Lugano ma originario di Biasca, protagonista di una avvincente storia a lieto fine. Titolare dello studio fondato 70 anni fa da suo padre Luigi, ha vissuto fasi alterne e a un certo punto stava per mollare l’attività. Poi, quasi inaspettatamente, il successo. Oggi la Pini Engineers - guidata con il collega Daniele Stocker ed il nuovo Ceo Carsten Bopp - gestisce nelle sedi di Lugano, Zurigo, Parigi, Milano, Innsbruck ed ultima entrata Tel Aviv, oltre 300 dipendenti e collabora in qualità di capoprogetto ad opere colossali come la galleria del Brennero, la nuova rete metropolitana di Parigi, il traforo della Lione-Torino. &softReturn;La chiave del successo è stata l’esperienza acquisita nella progettazione del tunnel di base del Monte Ceneri. Ma non solo. Olimpio Pini è una persona che sprigiona un’energia contagiosa. "Mi sono formato il carattere - racconta - alla scuola del militare, della politica e dello sport, più che al Politecnico. L’esercito mi ha insegnato a semplificare, a scegliere le priorità e a giocare sull’effetto sorpresa. In politica ho imparato a costruire il consenso e a conoscere i meccanismi degli apparati statali. Il canottaggio mi ha invece insegnato a soffrire e a saper perdere". Ed in effetti le difficoltà non sono mancate. "Alla fine degli anni ‘90 - racconta - l’ufficio ingegneristico andava male. Nel 2002, però, siccome credevo profondamente nel progetto di traforo del Ceneri, ho acquistato una ditta che aveva un’opzione di contratto per quel lavoro. D’altra parte la direzione di Alptransit voleva assegnare la progettazione a una generazione di giovani ingegneri. E siamo diventati leader del progetto". &softReturn;Da quel momento si è aperta la via del successo. "Nel 2010 - già prevedendo che i lavori di progettazione sarebbero terminati nel giro di 6 o 7 anni, chiesi ai miei collaboratori cosa pensavano di fare dopo il Ceneri. Risposero, con mia sorpresa: vogliamo un altro Ceneri! Ci aprimmo così verso l’estero. Nel 2012 vincemmo 3 mandati per la progettazione del traforo del Brennero: 2 dalla parte italiana e 1 da quella tedesca. Aprimmo allora una sede a Zurigo. Vincemmo poi un concorso per la progettazione dell’ampliamento della metropolitana di Parigi e nacque così Pini France. Nel frattempo eravamo diventati leader nel consorzio che progetta la Lione-Torino dalla parte francese. L’ultima buona notizia è giunta settimana scorsa: saremo capoprogetto anche per il lotto dalla parte italiana".
08-12-2019 01:00

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