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FUORI DAL CORO di Giò Rezzonico
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Leggi e nomine
"oltre" le regole
Giò Rezzonico


I politici ticinesi e in particolare i membri del Gran consiglio hanno una strana idea delle leggi e una preoccupante posizione sulla separazione dei poteri legislativo e giudiziario.
Iniziamo dal primo punto. Nel nostro Stato esiste una gerarchia di leggi: quelle cantonali, quelle federali e gli accordi internazionali sottoscritti dalla Confederazione. Le prime non possono essere in contrasto né con le seconde, né con questi accordi. Sono le regole della nostra democrazia. Ma molti politici ticinesi non rispettano questo stato di cose e a livello cantonale votano leggi o proposte di legge in contrasto con quelle federali oppure con i trattati internazionali. Perché lo fanno? Certo non per ignoranza, ma per interessi elettorali, per compiacere gli elettori e dir loro ciò che vogliono sentirsi dire. E così l’albo al quale gli artigiani devono iscriversi per poter esercitare è finito davanti al Tribunale amministrativo. Stessa sorte è toccata alla tassa sui posteggi con i ricorsi al Tribunale federale. L’iniziativa "Prima i nostri" ha margini di applicazione quasi nulli. I certificati penali per i permessi di lavoro e di dimora per la manodopera estera hanno dovuto essere in parte ritirati. Ora il parlamento ha approvato un’iniziativa per il controllo sistematico dei nuovi permessi di lavoro e già si parla di palese illegalità. Nessuno contesta la lotta al dumping salariale e alla concorrenza sleale o il tentativo di allentare la pressione del traffico, ma lo si faccia nel rispetto delle leggi e non mossi da isterismo antistranieri, molto pagante sul piano elettorale. I politici seri non possono prestarsi a questi giochi.
È preoccupante anche ciò che sta succedendo per la designazione del nuovo Procuratore generale del cantone. La nomina spetta al parlamento. Per cercare di spoliticizzarla si era chiesto a una società zurighese specializzata in queste analisi di esaminare l’idoneità caratteriale e dirigenziale dei candidati, mentre una Commissione di esperti è stata chiamata ad esprimere un preavviso giuridico-tecnico. Il primo inghippo si è verificato quando la Commissione non ha voluto tenere in considerazione il parere degli specialisti zurighesi. Le due istanze hanno espresso i loro giudizi. E i partiti che fanno? Sia i liberali, sia i pipidini, sia i socialisti sostengono i candidati vicini alla propria area politica, fregandosene dei due pareri indipendenti. Questa settimana il Gran consiglio dovrà votare, con Lega e Udc che probabilmente faranno pendere l’ago della bilancia su uno dei quattro candidati. E allora mi chiedo: pur non volendo minimamente metter in dubbio la professionalità dei papabili, quello di loro che sarà nominato procuratore generale si sentirà indipendente dalle forze politiche grazie alle quali è stato eletto?
18-02-2018 01:00

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