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FUORI DAL CORO di Giò Rezzonico
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Le banche elvetiche
si sfidano sulla qualità
Giò Rezzonico


La scommessa sul futuro della piazza bancaria ticinese, e luganese in particolare, la si vince puntando sulla qualità dei servizi offerti alla clientela e di conseguenza sulla formazione del personale. È in base a questa visione, più che mai attuale, che quasi trent’anni fa, nel 1990, è nato il Centro di studi bancari di Vezia. Un istituto che oggi non si occupa più unicamente della formazione del personale bancario, ma organizza corsi per settori affini come quelli degli assicuratori, dei fiduciari e degli avvocati. "Vede - spiega Alberto Petruzzella, presidente del Centro - l’attività bancaria elvetica è molto cambiata e si è molto complicata nel corso degli ultimi anni. Con la scomparsa del segreto bancario, per gestire i capitali della nostra clientela non è più sufficiente rispettare l’ordinamento elvetico, ma è necessario garantire anche l’osservanza delle normative del Paese da cui proviene il cliente. Questo rende naturalmente la gestione molto più complessa".
"Diventa infatti necessario formare consulenti specializzati sulle leggi vigenti nei diversi paesi. Le banche - prosegue Petruzzella - tendono così a focalizzare la loro attenzione su una clientela proveniente da alcune nazioni, tralasciandone altre. Ecco perché la formazione assume un ruolo sempre più importante". Ma questa qualità, osserviamo, ha anche costi elevati. "Certamente - risponde Petruzzella - gli istituti per garantire lo stesso servizio di prima devono spendere molto di più. D’altra parte oggi la differenza con le banche di altri Paesi si gioca tutta sulla qualità". E noi siamo sempre all’avanguardia? "Direi proprio di sì. Lo dimostra il fatto che la Svizzera rimane la prima piazza a livello mondiale a gestire capitali esteri. Non solo per l’efficienza dei nostri istituti, ma anche grazie alla solidità della nostra economia, alla sicurezza che offre il nostro Paese, al fatto che siamo neutrali e disponiamo di un sistema legale stabile".
Le nostre banche stanno insomma riuscendo a superare la lunga crisi che attanaglia l’Europa da parecchi anni, così come hanno fatto le nostre industrie più avanzate, grazie all’elevata qualità dei prodotti offerti? "Sì. Il paragone sta. Siamo più cari di altri, ma il valore aggiunto che offriamo vale il prezzo più elevato. Con una differenza però rispetto ad alcune multinazionali di altri settori. I nostri istituti finanziari vendono all’estero prodotti realizzati in Svizzera, mentre alcune industrie possono decentralizzare la loro produzione". Ma non potrebbe farlo anche il settore bancario? "I costi sarebbero troppo elevati e poi sposteremmo posti di lavoro qualificati dalla Svizzera all’estero". È questa la grande preoccupazione del settore nei rapporti con l’Italia, che in base a una legge recentemente varata permette sì alle nostre banche di operare nella penisola, ma solo creando filiali in Italia di banche svizzere. È questo un argomento spinoso che preoccupa molto Alberto Petruzzella come tutta la piazza bancaria ticinese e sul quale torneremo nelle prossime settimane.
15-10-2017 01:00

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