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FOGLI IN LIBERTÀ di Renato Martinoni
Immagini articolo
Rischi del museo Epper
dal testamento tradito
Renato Martinoni


È stato lanciato un appello, ai primi di maggio, firmato da sei persone: Sandro Bianconi, Edgardo Cattori, Diego Erba, Andrea Ghiringhelli, Mario Matasci e da chi scrive, che manifestava grave preoccupazione per le sorti di due Fondazioni artistiche: quella che amministrava le opere del pittore Filippo Franzoni, passate al Comune di Locarno, e quella che lo fa con il lascito di Ignaz e Mischa Epper ad Ascona. Nel primo caso si è giunti a buon fine, dopo che il testo troppo ambiguo del messaggio municipale è stato aggiustato. Segno che c’è sempre spazio per discutere e migliorare. Nel secondo invece no e la vicenda continua a preoccupare.
Ignaz Epper, stabilitosi ad Ascona nel 1932, è morto nel 1969. Nel 1978 la moglie Mischa, deceduta in quell’anno, ha fatto testamento lasciando in eredità la proprietà immobiliare (una villa con giardino), opere d’arte, titoli in denaro e contanti, alla "Fondazione Ignaz e Mischa Epper". Confrontato con problemi finanziari, l’attuale Consiglio del Museo Epper ha deciso di vendere la proprietà in modo da creare una sede, non più per una, ma per due Fondazioni: l’Epper, appunto, e quella dello scenografo e pittore Rolf Gérard che con gli Epper non ha nulla a che vedere. Al di là di questa scelta, discutibile, resta la volontà di Mischa Epper, scritta nero su bianco nel suo testamento e nel regolamento della Fondazione. Ecco alcuni punti. Lo scopo è quello "di custodire, curare e rendere accessibile al pubblico, senza fine utilitario, l’opera artistica di Ignaz Epper e di Mischa Epper nalla Casa Epper". La sede, cioè la villa di Ascona, si dice ancora, può essere messa a disposizione di artisti, studiosi, per mostre e concerti. Qualsiasi modifica delle disposizioni dovrà essere sottoposta all’Autorità di vigilanza.
Si parla anche chiaramente di una parte (c’è da immaginare che la villa vi sia compresa) che non dovrà mai essere venduta. Infine, nel caso in cui le spese di gestione non possono essere sostenute, "il Consiglio potrà intaccare il patrimonio medesimo, compreso quello artistico". Ecco il punto più delicato. "Intaccare il patrimonio" non vuol dire vendere un’intera proprietà (dove fra l’altro riposano i resti dei proprietari) e trasferire altrove i suoi contenuti. Possibile che non esista una soluzione rispettosa delle volontà degli Epper? Che ne dice l’Autorità federale di Vigilanza sulle fondazioni che ha il compito di esaminare modifiche di statuti, soppressioni di fondazioni, fusioni e trasferimenti di patrimoni? È così lontana Berna dal Cantone Ticino? È troppo, per il cittadino comune, conoscere i dettagli di un’operazione irrispettosa della volontà di due artisti defunti? Perché tanto misterioso, incomprensibile silenzio?
16-06-2019 01:00
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