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FOGLI IN LIBERTÀ di Renato Martinoni
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Ideali e giovinezza
nel film di Hermann
Renato Martinoni


Gli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento paiono appartenere a un tempo così lontano da risultare estraneo non solo al mondo di oggi ma anche a quello della memoria. Eppure quell’epoca è stata contrassegnata da molti eventi, a volte esaltanti (le esplorazioni spaziali), a volte euforici (il boom economico), a volte anche tragici: e qui il pensiero va alla corsa agli armamenti atomici, ai conflitti nel lontano Oriente (dalla Corea al Vietnam) e alle lotte spesso cruente che hanno portato alla fine della storia coloniale europea in Africa. La guerra di indipendenza algerina (1954-1962) è stato certo uno dei momenti più travagliati: scontri, torture, attentati, violenze hanno provocato molti morti, specie fra i civili. Tanti Francesi hanno risposto alla mobilitazione, accettando di imbarcarsi per le coste africane. Qualche centinaio di giovani ha invece deciso di rifiutare una causa che riteneva ingiusta.
È questo lo scenario che fa da sfondo al film di Villi Hermann passato al Festival di Locarno. Il titolo, "CHoisir à vingt ans", scegliere a vent’anni (con quel CH che allude naturalmente alla Svizzera), mette a fuoco il dilemma di quelle persone che alla chiamata alle armi hanno detto no. Per questo sono state considerate dei disertori. Per salvarsi dalle patrie prigioni, anche se poi qualcuno di loro ci è passato, hanno dovuto scegliere l’esilio in Svizzera. Il loro ideale di non violenza, o di lotta indiretta perché l’Algeria potesse diventare indipendente dal dominio francese, viene riassunto da una canzone di Boris Vian, "Le déserteur": "Je ne suis pas sur terre | pour tuer des pauvres gens". È dalle testimonianze di questi ottantenni che parte il film di Hermann (un documentario, va aggiunto, realizzato da un bravo regista: con il sale della finezza tecnica e le spezie della creatività narrativa).
Se in primo piano c’è un momento storico, sullo sfondo del film scorre una vicenda personale. Quella di un ritorno al proprio passato. I venti anni di chi rifiuta di combattere in Algeria sono anche quelli di chi, il regista ventenne, si trasferisce a Parigi per respirarne l’aria infuocata. Subito dopo la fine della guerra coloniale, Hermann sceglie poi di andare in un villaggio algerino dove si impegna ad aiutare gli scolari. Oggi quei bambini sono diventati uomini. Anzi: dei vecchi segnati dalla povertà, dalla durezza della vita e dall’isolamento. Portano sulla loro pelle delle ferite profonde. Anche gli ex disertori francesi hanno i capelli bianchi e le loro tristezze nel cuore. Ognuno guarda l’album della propria giovinezza. Né gli ideali né la libertà né il tempo riescono però a restituire loro un sorriso perso per sempre negli anni cupi della guerra.
13-08-2017 01:00
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