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GLI SCENARI di Luigi Bonanate
Immagini articolo
Il novello Stranamore
e le minacce a Trump
Luigi Bonanate


Bombardamenti che hanno abbattuto gli ultimi muri delle città siriane, barconi che trasportano migranti che poi buttano a mare o fanno rientrare in veri e propri "campi di sterminio" libici, fuochi e incendi (prevalentemente) dolosi in tutta l’Europa meridionale. E poi, scontri di piazza e morti a Caracas per fermare la svolta dittatoriale di Maduro. Un’estate che sta facendo di tutto per farsi ricordare come una delle più brutali, violente e ansiogene del mondo contemporaneo.
In questo clima, si saranno divertiti da matti gli strateghi nord coreani, novelli Stranamore, quando sono andati a spiegare a Kim Jong-un (che gioca con un mappamondo come se si trattasse di un pallone gonfiato) che mentre il 7 dicembre 1941 i giapponesi per colpire gli Usa dovettero arrivare fino a Pearl Harbor, a loro basterà arrivare fino alla base militare Usa di Guam. Ma mentre Pearl Harbor è vicinissima all’America, Guam lo è invece alle Filippine e alla Cina, ben più che al territorio statunitense, e colpendola potrebbe - per così dire - dar fuoco a tutta l’Asia bagnata dall’Oceano Pacifico: bella prospettiva! Diceva bene, il presidente Mao, citando un antico proverbio cinese, che bisogna sempre fare attenzione a non cercare di sollevare un masso troppo pesante: sul momento ci riuscite, ma poi non lo reggete e vi ricade sui piedi...
La situazione nella quale si è cacciata la Corea del Nord è apparentemente paradossale, ma realisticamente comprensibile e abile: un regime politico come quello di Kim Jong-un non è altro che l’ennesima manifestazione del modello dittatoriale della conservazione del potere. A inventarlo, laggiù, era stato il nonno dell’attuale presidente, il famoso Kim Il-sung, che conquistò il Nord della penisola al termine della guerra con il Sud, in un clima di socialismo asiatico dominante; la Cina aveva vinto la sua guerra civile ormai dal 1948 e gli Stati Uniti avevano potuto difendere soltanto il Sud vicino all’appena sconfitto Giappone. Kim Il-sing instaurò una dittatura personalistica che il figlio, Kim Jong-il perpetuò constringendo la società nord coreana a una condizione di povertà endemica causata dalle spese folli per la gloria del Paese: ciò che soltanto il terzo della dinastia, il nipote del padre fondatore, Kim Jong-un ha tradotto in politica di potenza (nucleare).
Se questi sono i precedenti storici, non è difficilissimo immaginare i possibili scenari, anche se nell’era di Trump ogni previsione si fa incerta. Se Kim continua nella sua provocazione (che tale non può in realtà essere, a causa della oggettiva povertà dei suoi mezzi nucleari) può venire "spianato" in pochissimi minuti dagli Usa, con un bombardamento preventivo. In una seconda ipotesi, tutta l’Asia del Pacifico si ribella alla follia nord coreana e costringe Kim ad arretrare isolandolo ancora di più e affamandone la popolazione. C’è una terza possibilità: che Trump, balzano e dalle intemperanze, decida di anticipare le mosse dell’uno come degli altri, e con un bombardamento mirato disarmi gli arsenali nord coreani. Impresa non impossibile e non troppo difficile, ma tanto rischiosa che potrebbe a sua volta scatenare un un altro incendio, non nei boschi, ma in tutta l’Asia.
13-08-2017 01:00
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