Altri articoli
di 0
ULTIM'ORA
Dall'
Amministrazione
Dalla
Polizia cantonale
Ultim'ora
12.12.2019
Notiziario statistico Ustat: Monitoraggio congiunturale, andamento e prospettive di evoluzione dell'economia ticinese, dicembre 2019
11.12.2019
Notiziario statistico Ustat: Meteorologia, Ticino e Svizzera, novembre 2019
11.12.2019
Notiziario statistico Ustat: Le transazioni immobiliari in Ticino nel terzo trimestre 2019
27.11.2019
I Servizi del Gran Consiglio hanno proceduto alla pubblicazione dell'ordine del giorno della seduta parlamentare del 9 dicembre 2019
27.11.2019
Notiziario statistico Ustat: Indagine congiunturale alberghi e ristoranti, Ticino, ottobre 2019
22.11.2019
Notiziario statistico Ustat: Indagine congiunturale commercio al dettaglio, Ticino, ottobre 2019
18.11.2019
Notiziario statistico Ustat: Meteorologia, Ticino e Svizzera, ottobre 2019
15.11.2019
Notiziario statistico Ustat: Indagine congiunturale costruzioni, Ticino, ottobre 2019
13.11.2019
Notiziario statistico Ustat: Indagine congiunturale banche, Ticino, ottobre 2019
13.11.2019
Notiziario statistico Ustat: Indagine congiunturale attività manifatturiere, Ticino, ottobre 2019
LE FIRME DEL CAFFÈ
Loretta Napoleoni
Loretta Napoleoni
Tassi negativi e liquidità
affondano le pensioni
Lorenzo Cremonesi
Lorenzo Cremonesi
Il sanguinoso attacco
alla "Terra dell'alba"
Guido Olimpio
Guido Olimpio
L'attentato a Londra
rilancia l'allarme jihad
Filippo Ceccarelli
Filippo Ceccarelli
Il governo MaZinga
nella crisi dell'Italia
Luigi Bonanate
Luigi Bonanate
Primavera di tensioni
per quattro leader
Elisabetta Moro
Elisabetta Moro
Emmental e pollo
tra i "falsi svizzeri"
Luca Mercalli
Luca Mercalli
"Senza una svolta
ci sarà un'estinzione"
Chiara Saraceno
Chiara Saraceno
Per le famiglie servono
sostegni continuativi

GLI SCENARI di Luigi Bonanate
La Nato non soddisfa
i suoi vecchi amici
Luigi Bonanate


Operativa dal 1949 al 1989 (all’incirca), l’Alleanza atlantica (29 membri, con il suo strumento militare, la Nato) è da allora entrata in sonno per risvegliarsi subito dopo l’11 settembre (attacco "punitivo" contro l’Afghanistan), prima di ripiombare in una specie torpore da cui l’ha risvegliata l’anno scorso il presidente Trump proclamandone la sopravvenuta obsolescenza. Si tratta di un’osservazione tutt’altro che insensata, anche se forse per motivi diversi da quelli avanzati da Trump, il quale ha lamentato l’eccessivo peso finanziario del mantenimento dell’apparato militare che grava prevalentemente sugli Usa, senza dimenticare che alleanze troppo ampie finiscono per rivelarsi mastodontiche e inadatte a intervenire rapidamente. Badando alle esigenze militari che si sono manifestate negli anni più recenti (e alle poche occasioni di azione), è evidente che se rispetta il Patto, la Nato non può esercitarde la sua operatività out of area, ricordandoci così che essa era nata, figlia dell’esito della seconda guerra mondiale, come baluardo difensivo dell’Occidente verso l’Unione Sovietica.
Ma oggi, non solo l’Urss non esiste più, ma se allora costituiva una minaccia rivoluzionaria, la Russia di oggi è semmai una minaccia sovranista, avventurista e autoritaria. Ciò può aver fatto pensare a Trump che l’intero armamentario teorico-strategico costruito in 70 anni per dotarsi di un sistema difensivo capace di prevenire o sventare un ipotetico attacco nucleare, abbia perduto la sua utilità e sia ormai meglio ritornare alle vecchie stategie fondate sul controllo territoriale agendo direttamente sulle politiche dei vari stati, e approntando misure adeguate alle diverse evenienze. In effetti, tra Stati Uniti e Russia la competizione non sarà più strategico-militare, ma si varrà di alleanze, interessi locali (ad esempio, petroliferi), affinità politiche e/o ideologiche, distribuite sul territorio non più sulla base della contiguità tra tutti gli alleati, bensì a macchia di leopardo, a seconda del punto in cui un nuovo fuoco si accende. Si tratterà di Ukraina o di Turchia, di Siria o di Yemen, di Venezela, di Messico o di Corea del Nord, come in puzzle le cui tessere sono state messe in disordine e sparpagliate.
Nd deriva che l’Europa occidentale non è più l’amica fragile e da proteggere, ma la competitrice (almeno in ipotesi), dell’egemonia americana, che ne ha già perduta gran parte a favore della Cina. Siamo di fronte a un processo di sfaldamento che comporta nuove alleanze, i cui componenti però non solo sono variati, ma sono diventati "variabili": nessun nemico a priori, ma anche nessun amico per la pelle; ogni nuova partita si giocherà con un mazzo di carte nuove per impedire a tutti di barare. Una volta, più duravano più le alleanze sembravano vive; ora, invecchiate, la loro solidità sarà intaccata dalla capacità e dall’occasione di costruire nuove alleanze a geometrie variabili, come si diceva una volta. Ma il dilemma di Trump resta: più Nato e meno Ue, oppure, più Ue meno Nato. Non è facile scegliere, ma la riunione Nato dei giorni scorsi sembra essersi rivolta più alle seconda ipotesi che non alla prima.
08-12-2019 01:00

IT Illustrazione
Cover stories
Sfoglia l'archivio »
La lettura
Leggi »
Instant book
Leggi »
I racconti
Leggi »
Altre
pubblicazioni


Per le tue vacanze
scopri il Ticino
Vai al sito »



Vai al sito »



Le infografie





I video della settimana
Inviate i vostri video a caffe@caffe.ch

Australia
impotente
davanti
agli incendi

Iraq:
sanzioni Usa
contro
la repressione

DIREZIONE, REDAZIONE
E PUBBLICITÀ

via B. Luini 19 6600 Locarno
Svizzera

caffe@caffe.ch
+41 (0)91 756 24 00