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Notiziario statistico Ustat: Indagine congiunturale commercio al dettaglio, Ticino, aprile e primo trimestre 2018
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GLI SCENARI di Luigi Bonanate
Immagini articolo
Tra Kim e Donald
una "torta di pace"
Luigi Bonanate


Chi disprezza, compra", si diceva un tempo, ed è proprio ciò che Kim Jong-un e Donald Trump hanno fatto firmando il loro trattato di denuclearizzazione (Trump aveva appena rotto quello con l’Iran). La stessa cosa hanno fatto Salvini e Di Maio in Italia che, dopo essersi insultati durante la campagna elettorale (e anche prima), si sono poi associati in un contratto di governo. Sembra che, alzando la voce, e insultando gli avversari, li si possa piegare molto più facilmente che con la trattativa e la pazienza. Ma d’altra parte il caso "Aquarius" (la nave-soccorso che il governo italiano ha cercato di respingere dai porti italiani) dimostra che anche l’aggressività è difficile da misurare e da gestire.
È dai tempi di Tucidide (V° secolo a. C.) che la politica della forza, che si fonda sulla minaccia di distruzione, finisce per vincerla; siamo costretti a riconoscere che chi fa la voce grossa la spunta. Ma tra quella di Trump e quella di Kim quale è stata più forte? Si direbbe che, per una volta, la discussione sia finita alla pari, ma a quale prezzo? O quali insegnamenti possiamo trarne per le nostre strategie future? Nel 2005, il premio Nobel per l’economia fu assegnato a Thomas Schelling che, prima che di economia si era molto occupato di strategia nucleare, inventando il concetto di "compellenza", consistente nella tecnica dell’aggressione verbale verso l’avversario minacciandolo progressivamente e in modo sempre più drammatico finché quest’ultimo non cede e si arrende alle provocazioni. Questo è esattamente ciò che succede anche nel "braccio di ferro" che tante volte si tenta, o nei bluff del gioco del poker, con quei rilanci che mirano a far ritirare gli altri giocatori.
Solo poche settimane fa Trump e Kim si scambiavano minacce terribili e visualizzavano sulle carte geografiche i luoghi dei primi bombardamenti nel mar cinese meridionale, presidiato dai marines... ma ora da Singapore spira un profumo di fiori e di dolci (la torta di compleanno deve essere piaciuta a Trump) che ci costringe a chiederci se ci eravamo sbagliati, se avevamo sognato, o se quella cui abbiamo assistito con il fiato sospeso sia stata un’abile sceneggiata a uso e consumo della pubblica opinione mondiale, che ha avuto come esito di trasformare Kim Jong-un in un grande statista e Donald Trump in un bonario e saggio borbottone. Tutto è bene quel che finisce bene? La trappola potrebbe nascondersi nella capacità di resistenza che la fune che uno dei due, o tutti e due insieme, stanno tirando, in termini sia di muscoli che di durata. E poi, è facile che ci siano attimi di cedimento, che l’avversario saprà cogliere per lo strattone definitivo. È per questo che la politica nasce, in se stessa, per sostituire allo scontro la trattativa, all’ostilità la discussione e il dibattito.
Quando si arriva a parlare di bombe atomiche o di guerra, di ricatti e di minacce, significa che il tessuto della politica internazionale è consumato e lacero, ma anche che forse non l’abbiamo ancora capito. Non siamo in grado di stabilire se Trump e Kim ci abbiano preso in giro o soffrano di instabilità emotiva, ma speriamo che si chiarisca al più presto.
17-06-2018 01:00

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