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DIARIO di Giuseppe Zois
Quel sottile confine
tra notizia e gossip
Giuseppe Zois


Caro Diario,
ci sono certi fatti di cronaca che dopo il clamore mediatico sarebbe bene restassero lontani dalla ribalta per il rispetto che si deve alle vittime, ma anche a chi, dopo una notte di crudeli atrocità, ha cercato di uscire dal buio e di riconsegnarsi alla vita. Molti ricorderanno il raccapricciante massacro di Novi Ligure. Era il 11 febbraio del 2001 e una ragazza, allora di 16 anni, e il suo fidanzatino, di 17, uccisero la mamma di lei e il fratellino, una furia cieca espressa in 97 coltellate. Oggi quella lontana adolescente ha 34 anni: ne ha trascorsi dieci in carcere dei 16 di condanna, è stata in affidamento in una struttura di don Antonio Mazzi, ha fatto volontariato in Africa. Ha cercato di ritrovare la luce, ha studiato, si è laureata in Lettere e Filosofia con il massimo dei voti. Ora si è sposata.
L’UNICO COMMENTO che si addice al dolore è il silenzio. Non faremo, per precisa scelta, il nome di questa ragazza, alla quale va solo l’augurio di riuscire a lasciarsi alle spalle il pesantissimo carico di rimorsi e rimpianti. C’è da sperare che con l’aiuto del tempo e dell’amore possa farcela a cacciare il freddo interiore che l’aveva gelata dentro. La "ricostruzione" è merito grandioso di un padre che in una bufera terribile ha saputo tenere accesa la fiamma di un legame fragilissimo. Quel padre è rimasto nell’ombra. Di lui si ricordano tre sole parole sussurrate mentre accompagnava al cimitero la moglie e il figlio, ed erano una domanda rivolta prima di tutto a se stesso: "Dove abbiamo sbagliato?".
DUE VITE SPENTE, un padre rimasto solo a piangere. Una figlia in carcere con la più devastante delle colpe. Un dramma sconvolgente, ma il pianto, seppur liberatorio, sarebbe rimasto sterile. Bisognava comunque salvare una figlia nella vertigine angosciante dei suoi passi sbagliati. Proviamo a immaginare i pensieri e poi i comportamenti per poter far rinascere la propria creatura. Mai una parola, non un’intervista: solo comprensione, sostegno, presenza decisiva per riaccendere la speranza. Di questo aveva e ha bisogno quella figlia.
ESISTE anche il dovere morale di tutelare un futuro, soprattutto quando si è pagato un pesante conto per il proprio passato. Ed è un vero peccato che tutto questo clima positivo sia stato turbato dalla smania di protagonismo che ha portato il suo tutor don Mazzi a propagare ai quattro venti, inopportunamente, la notizia delle nozze. Anche la discrezione dovrebbe essere un diritto intoccabile. Provassimo a sentire con il cuore degli altri.... Adesso, chi vuol bene a questa donna, la lasci in pace, lontana da ogni cronaca.
08-12-2019 01:00

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