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STORIE di Patrizia Guenzi
Immagini articolo
"La richiesta più folle?
Un ordine di 900 cucù"
Patrizia Guenzi


Quell’ordinazione non se la dimenticherà più. Ancora gli risuona nelle orecchie il cucù di quei novecento pezzi da fornire il prima possibile. Da 2’490 franchi l’uno. Impossibile dire di no. Anche se lui e i suoi dieci impiegati avrebbero dovuto lavorare giorno e notte per assemblare la "fattoria di Heidi", il regalo per gli invitati ad un mega matrimonio indiano organizzato a  St. Moritz. Un pendolo musicale di 19 chili di peso, 42 centimetri per 59, con balconcino, contadini, ballerine, animali, l’immancabile Peter. E tutta una serie di dettagli che lo rendono una vera e propria opera d’arte. Interamente fatto a mano, grazie alla passione e alla pazienza del team di Dario My, 41 anni, proprietario della Lötscher, fondata quasi un secolo fa, una delle ultime aziende di orologi a cucù esistente in Svizzera. Sicuramente la più esclusiva, definita la "Rolex degli orologi a cucù".
La realizzazione di questo prodotto di fama mondiale fu avviata a Brienz, villaggio dell’Oberland bernese, dove l’orologio fu in seguito migliorato e modernizzato. Da secoli i cesellatori del posto si sono fatti conoscere soprattutto per i dettagli con cui decorano i mini chalet in legno, così simili a quelli in cui gli artigiani vivevano. Nel 1920 la ditta Robert Lötscher cominciò a produrre modelli di orologio a cucù. Grazie alla creatività degli artigiani venne aggiunto un impianto meccanico e un cucù nelle casse dell’orologio. Eccolo il tipico souvenir a forma di chalet che sembra non aver ancora perso il suo smalto. Soltanto dopo anni l’azienda riuscì ad inventare un apposito meccanismo musicale.
"Naturalmente, utilizziamo solo materiali naturali, locali - sottolinea My -. E se era normale nel 1920, quando la globalizzazione nessuno sapeva cosa era, oggi lo è un po’ meno. Ma noi continuiamo comunque a lavorare i tigli dei nostri boschi, le pietre e la sabbia delle rive del lago di Brienz". Il motto dell’azienda è "con noi autenticità e artigianalità non sono solo parole ma rappresentano il nostro cuore"; e ancora: "Con un orologio a cucù elvetico Lötscher non solo porti a casa un vero pezzo di artigianato ma anche un pezzo di Svizzera". I clienti di My spendono fra 300 e 2’500 franchi. "Nell’era degli smartphone mi stupisco sempre di quanta emotività ci sia ancora per questo prodotto, forse perché rappresenta la tradizione elvetica, l’artigianato locale". Una tradizione, per alcuni arte, per altri kitch, che ha dato un nome ad ogni modello: Barry e gli alveari, Heidi e i musicisti, il Gatto e Topo, lo chalet di Santa Claus. Che esporta in tutto il mondo. "Il 70% della nostra produzione va a finire negli Stati Uniti - spiega My - il resto nel sud-est asiatico. Pochi esemplari restano in Svizzera".
My, figlio di un italiano e di una sudafricana, tutto pensava di fare da "grande" fuorché mettersi a fabbricare orologi a cucù. Cresciuto a Bottighofen, nel canton Turgovia, ha studiato scienze aziendali in Nuova Zelanda, dove ha conosciuto sua moglie, una giapponese, ed è stato impiegato diversi anni come analista e consulente aziendale. È così che conobbe i Lötscher. "Subito mi dissi: questo è tutto!, questa autenticità e artigianalità non hanno prezzo. Compro questa azienda". E così My fece. Riportandola agli antichi splendori. "Mi tuffai in nuovi progetti, obiettivi irraggiungibili, più grandi di ciò che avremmo concretamente potuto fare. Andai negli Usa, allacciai nuovi contatti... Feci di tutto per risollevare le finanze della Lötscher".
E ci è riuscito. Recentemente ha inviato sette "palette" di merce in America. "Ridicolo no?, da quando lavoro con gli orologi non ho più tempo". Sebbene ogni tanto gli capita di sedersi al tavolo di cucina con sua moglie e assemblare i vari pezzi. "È un po’ come un puzzle, in fondo è un passatempo rilassante".
pguenzi@caffe.ch
15-09-2019 01:00


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