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16.08.2018
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10.08.2018
Il divieto assoluto di accendere fuochi all'aperto è revocato a partire da venerdì 10 agosto 2018 alle ore 11.00. Si ricorda che restano in vigore le prescrizioni generali definite dal Regolamento di applicazione dell'Ordinanza contro l'inquinamento atmosferico (ROIAT)
03.08.2018
Pubblicato il nuovo sito tematico dell'Ufficio di Consulenza tecnica e dei lavori sussidiati [www.ti.ch/consulenza-tecnica]
18.07.2018
Notiziario statistico Ustat: Idrologia, Ticino, secondo trimestre 2018
18.07.2018
Notiziario statistico Ustat: Meteorologia, Svizzera e Ticino, giugno 2018
09.07.2018
La Sezione forestale comunica che il divieto assoluto di accendere fuochi all'aperto (RLCFo/RaLLI) è in vigore a partire da lunedì 9 luglio 2018 alle ore 13.00 a causa del pericolo d'incendio di boschi. La misura è attiva su tutto il territorio cantonale.
28.06.2018
Notiziario statistico Ustat: Movimento naturale della popolazione, Ticino, 2017
22.06.2018
L'Ufficio di vigilanza sulle commesse pubbliche ha pubblicato la lista delle commesse del Cantone aggiudicate a invito o incarico diretto con importi superiori a fr. 5000.– [www.ti.ch/commesse]
22.06.2018
Notiziario statistico Ustat: Monitoraggio congiunturale: andamento e prospettive di evoluzione dell'economia ticinese, giugno 2018
15.06.2018
Notiziario statistico Ustat: Idrologia, Ticino, primo trimestre 2018

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CIBO di Elisabetta Moro
Immagini articolo
Se il cibo è business
ne va della qualità
Elisabetta Moro


Siamo passati dall’invasione dei tartari all’invasione delle tartare. Soprattutto di tonno. Che da qualche tempo popolano le nostre tavole di cubetti rossi che odorano di mare. Magri e nutrienti. Fast e good. Filetti e tataki, tagliate e spiedini, polpette e scaloppe. Adatti a una ristorazione mordi e fuggi per consumatori sempre più esigenti. Certo è che la mano invisibile del mercato ha trovato il modo per moltiplicare i pani e i pesci. Visto che i tonnidi impazzano nei menù di tutto il mondo. Dalle alpi alle piramidi, dall’Indo al Mississippi. Ma da dove arrivano tutti questi pesci?
Dalle aziende-locusta, come le definisce il giornalista e scrittore Stefano Liberti nel bel libro inchiesta "I signori del cibo", appena pubblicato da Minimumfax. Si tratta di grandi società transnazionali che controllano la pesca planetaria. E in più fanno il bello e il cattivo tempo nella trasformazione e distribuzione. Si avventano sui branchi come il capitano Acab su Moby Dick. "Saccheggiano i mari senza farsi troppi scrupoli, esternalizzano gli impianti di produzione e si spostano da una latitudine all’altra a seconda della disponibilità". Pescano i tonni in Senegal e li lavorano a Cadice. In fondo business is business. E per loro il cibo è un affare come tanti altri. Una commodity. Un prodotto senza origine e senza identità, scambiato come un titolo azionario. Lo stesso accade con il concentrato di pomodoro, coltivato in Cina, trasformato in Africa e venduto in tutto il mondo spesso con nomi italiani. Non è diverso quel che avviene con il maiale, prodotto dalle catene di smontaggio americane e cinesi. O con il succo d’arancio, la soia, l’albume d’uovo. Se la finanza compra formaggi come se fossero banche e suolo agricolo come se fosse oro, allora vuol dire che il cibo non è più solo nutrimento. Ma un investimento.
Nei sogni orwelliani di queste aziende c’è un mondo in cui il mare e la campagna sono ridotti a grandi fabbriche di alimenti trasportati ovunque da un mercato senza barriere e senza frontiere, per nutrire città abitate da polli di batteria, ingozzati con alimenti provenienti dall’altro capo del mondo. In realtà i polli in questione rischiamo di diventarlo proprio noi, costretti a mangiare cibi sempre più standardizzati, prodotti a costi sempre più bassi, ma senza qualità e senza equità. Azionisti involontari di un mercato alimentare solo in apparenza vantaggioso. Ma che sta disseminando il pianeta di polpette avvelenate.
26-02-2017 01:00


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