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Dall'
Amministrazione
Dalla
Polizia
Ultim'ora
16.08.2018
Notiziario statistico Ustat: Meteorologia, Svizzera e Ticino, luglio 2018
10.08.2018
Il divieto assoluto di accendere fuochi all'aperto è revocato a partire da venerdì 10 agosto 2018 alle ore 11.00. Si ricorda che restano in vigore le prescrizioni generali definite dal Regolamento di applicazione dell'Ordinanza contro l'inquinamento atmosferico (ROIAT)
03.08.2018
Pubblicato il nuovo sito tematico dell'Ufficio di Consulenza tecnica e dei lavori sussidiati [www.ti.ch/consulenza-tecnica]
18.07.2018
Notiziario statistico Ustat: Idrologia, Ticino, secondo trimestre 2018
18.07.2018
Notiziario statistico Ustat: Meteorologia, Svizzera e Ticino, giugno 2018
09.07.2018
La Sezione forestale comunica che il divieto assoluto di accendere fuochi all'aperto (RLCFo/RaLLI) è in vigore a partire da lunedì 9 luglio 2018 alle ore 13.00 a causa del pericolo d'incendio di boschi. La misura è attiva su tutto il territorio cantonale.
28.06.2018
Notiziario statistico Ustat: Movimento naturale della popolazione, Ticino, 2017
22.06.2018
L'Ufficio di vigilanza sulle commesse pubbliche ha pubblicato la lista delle commesse del Cantone aggiudicate a invito o incarico diretto con importi superiori a fr. 5000.– [www.ti.ch/commesse]
22.06.2018
Notiziario statistico Ustat: Monitoraggio congiunturale: andamento e prospettive di evoluzione dell'economia ticinese, giugno 2018
15.06.2018
Notiziario statistico Ustat: Idrologia, Ticino, primo trimestre 2018

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Luigi Bonanate
La razza è un concetto
inventato della politica
Luigi Bonanate
Chi è
Luigi Bonanate è saggista, docente di scienze politiche all'università di Torino, esperto in relazioni internazionali.
Non è argomento per dibattiti politici il soccorso ai naufraghi, ai migranti clandestini, agli affamati, perché gli esseri umani condividono la stessa natura la quale li ha distribuiti in modo diseguale e casuale su tutto lo spazio del pianeta-terra. Non per questo non esistono differenze, diversità e singolarità, ma esse non sono state volute dalla natura ma dalla storia plurimillenaria dell’umanità. Uguali ma diversi, siamo destinati a incontrarci gli uni con gli altri e a mescolarci. Siamo di fronte a eventi che nessuna ideologia, nessun partito politico in nessun Paese potrà mai fermare o ribaltare.
Il primo racconto di questa storia lo fece 3.000 anni fa Omero, che narra nell’Odissea, la vicenda del primo migrante, o profugo, della storia. Odisseo, sbattuto dalla tempesta che aveva affondato la sua nave e annegato i suoi compagni, giace su una spiaggia, svenuto, spossato, affamato e ormai reso incosciente dalla paura. Sarebbe destinato a morte sicura se non fosse che la bella e giovane Nausicaa, figlia del re dei Feaci, invece di chiamare i suoi servitori per farlo arrestare o eliminare, lo compatisce, lo soccorre, lo aiuta, lo affida alla casa paterna affinché sia ristorato prima di potersene tornare in patria.
Se quella era una favola, tale e quale è la realtà che vive invece il mondo di oggi e che noi ci siamo abituati a osservare dagli schermi televisivi, dove scene assolutamente simili si ripetono ogni giorno, con la sola aggravante del numero dei morti e degli annegati. Ciò ci ricorda che le crisi migratorie sono una variabile storica inarrestabile, e in secondo luogo che il soccorso non può aspettare l’esito delle elezioni o affidarsi alla propaganda politica che nei nostri Paesi rischia di disarticolare la correttezza dei dibattiti politici. Una buona soluzione non è stata ancora trovata, ma non sarà l’esito delle elezioni in Italia a dare all’uno o all’altro vincitore la capacità di imporla: chi fugge ha mille ragioni per farlo, chi li accoglie non ne ha nessuna per rifiutarli. Basta pensare che lo stesso destino avrebbe potuto buttare noi, a mare, invece di loro.
I movimenti di popolazioni, le migrazioni, la fuga dall’oppressione, dalla fame o dalle epidemie si sono ripetuti nei secoli e hanno di solito segnato dei momenti di trasformazione storica immensi. Noi stiamo vivendo uno di questi: anche senza voler pateticamente mettere in campo i buoni sentimenti o la beneficienza pura e semplice, dobbiamo abituarci all’idea che si tratti di fenomeni inarrestabili con i quali noi - e loro - dobbiamo convivere. Non sono in gioco razze, che del resto non esistono (come l’antropologia ha già dimostrato da decenni; le differenze dipendono dalla geografia, non dalla natura), né politiche di potenza. Non dovremo neppure accontentarci di predicare i buoni sentimenti, ma semplicemente chiederci se a questi movimenti sia preferibile una qualche grande guerra che, uccidendo diversi milioni di esseri umani, ridurrebbe la pressione demografica alle nostre porte.
L’idea stessa di società è evoluta nei millenni e la politica esiste proprio a questo fine: cercare di contemperare fortune e sfortune, riaggiustare differenze e redistribuire risorse. Un esempio imbarazzante danno Polonia e Ungheria, che sono state ammesse (con altri Stati) nell’Unione europea nel 2004: da allora le loro condizioni economiche, le chances di vita, la mobilità sociale e il benessere sono migliorati straordinariamente. Senza chiedere loro di rinunciare alla nuova fortuna, non possiamo però accettare che essi (e altri Stati) fingano di non sapere, di non potere e di non vedere. Tutti siamo consapevoli di essere su una sola e stessa scialuppa di salvataggio. Alla lunga, la fortuna arriderà a o tutti o a nessuno. Tocca a noi deciderlo.
11-02-2018 01:00


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