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Tassi negativi e liquidità
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Loretta Napoleoni
Tassi negativi e liquidità
affondano le pensioni
Loretta Napoleoni
Chi è
Esperta di economia internazionale e terrorismo. Ha pubblicato vari libri; l'ultimo uscito è 'Kim Jong-Un - Il nemico necessarioi'.
Le pensioni infiammano le piazze. E non soltanto in Francia dove è in corso una rivolta contro il "sistema universale" unico e a punti sul modello svedese annunciato dal presidente Emmanuel Macron. Ma sulle pensioni in campanelo d’allarme non suona solo per la Francia: è un problema diffuso. Uno studio condotto dal Gruppo dei Trenta, un club di politici, ha messo in guardia sulla crisi delle pensioni dal momento che il sistema è a corto di circa 16 mila miliardi di dollari nelle 20 nazioni più ricche al mondo. A quanto pare questo scompenso considerevole è dovuto a tre fattori: l’invecchiamento della popolazione, l’allungamento delle aspettative di vita e l’abbassamento dei tassi d’interesse. I primi due sono il prodotto del miglioramento della vita e quindi sono i benvenuti, diverso è l’atteggiamento nei confronti della politica monetaria ultra-espansiva.
Tradizionalmente i fondi pensione investivano nelle obbligazioni, titoli che ben rispondevano alle esigenze del sistema pensionistico perché possedevano un’alta liquidità ed un basso rischio. Tuttavia, dopo una decade di tagli dei tassi d’interesse e l’avvento di quelli negativi, i titoli obbligazionari sono scoparsi dai portafogli dei gestori, rimpiazzati dalle azioni e da investimenti meno sicuri come l’immobiliare e le private equities perché danno rendimenti bassi.
Oggi il classico rapporto di equilibrio dei portafogli pensionistici, 60-40 titoli azionari e obbligazionari offre un ritorno di appena il 2,9 per cento mentre durante tutto il secolo scorso la media era stata del 5 per cento. Da qui la corsa ai rendimenti più alti in settori fondamentalmente più illiquidi come l’immobiliare. Il Fondo Monetario stima che negli ultimi 10 anni i fondi pensione hanno duplicato l’allocazione del loro portafogli in titoli illiquidi e per un quinto di questi fondi questo tipo di investimento è pari a metà degli investimenti liquidi.
Chi ha evitato di ricorrere ad allocazioni illiquide o più rischiose oggi si trova a corto di fondi. È quanto sta accedendo in Olanda, Paese che insieme all’Australia è in testa alle classifiche per il miglior sistema pensionistico al mondo. Ironia della sorte vuole che proprio in questa nazione da un paio di mesi il governo stia cercando di arginare una crisi di liquidità nel sistema pensionistico, il cui valore complessivo è di 1.600 miliardi di euro. Nel 2020 milioni di pensionati olandesi rischiano di avere il loro assegno mensile decurtato a causa della mancanza di fondi. I sindacati ed i gestori dei fondi pensioni stanno facendo pressione sul governo affinché rilassi le rigide regole di investimento applicate ai "soldi dei pensionati". A parer loro il gioco vale la candela ma con il mercato azionario ai massimi storici sembra rischiosissimo affidare i risparmi di una vita agli indici di borsa e con i tassi d’interesse che non accennano a crescere la probabilità che i fondi pensione creino bolle finanziarie in alcuni settori è alta. Se tutto ciò avvenisse i pensionati perderebbero più di una piccola parte della pensione, potrebbero perderla tutta.
Gli esperti in materia concordano che soltanto coinvolgendo lo stato sarà possibile evitare il peggio. In altre parole lo stato dovrebbe intervenire per salvare quei fondi pensione che si trovano in crisi. In Olanda, intanto, sono circa 70 con 12,1 milioni di membri che lo scorso settembre si sono trovati con un capitale inferiore ai minimi imposti dallo stato.
08-12-2019 01:00



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