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Esperta di economia internazionale e terrorismo. Ha pubblicato vari libri; l'ultimo uscito è 'Kim Jong-Un - Il nemico necessarioi'.
Il nocciolo delle difficoltà nelle negoziazioni della Brexit va cercato nel concetto di sovranità e nelle dimensioni dei mercati in gioco. L’accordo che Londra e Bruxelles dovrebbero stipulare mira infatti a contenere, a limitare, a condizionare la sovranità del Regno Unito per evitare che questa danneggi l’Unione europea, il partner commerciale più importante di Londra ed anche il vicino di casa. Ma il concetto stesso di sovranità nazionale rende impossibile limitarla.
Premesso che una nazione sovrana in quanto tale può cambiare idea su tutto, è infatti un suo diritto ed a riprova c’è la stessa Brexit, sia Londra che Bruxelles pretendono gli uni dagli altri rassicurazioni ed impegni che hanno valore strettamente politico e certamente non permanente. Che significa? Che qualsiasi accordo stipulato oggi e che in futuro verrà reputato dannoso per il Regno Unito o per la stessa Unione europea potrà essere invalidato. Certo bisognerà fare i conti con le conseguenze di tali decisioni, e qui Brexit docet!
Per un Paese in procinto di abbandonare il club europeo al fine di riprendersi la sovranità nazionale, il Regno Unito appare confuso su come esercitarla durante le negoziazioni; discorso analogo vale per l’Unione europea. Al momento l’ostacolo maggiore si riferisce alla concorrenza tra i due. Ma che Boris Johnson ed il parlamento britannico ratifichino il diritto di Bruxelles a punire il Regno Unito qualora questo non rispetti le regole del gioco relative alla concorrenza con i paesi membri dell’Unione europea non significa che in futuro ciò non avverrà se reputato nell’interesse del regno di sua maestà.
Il Regno Unito e l’Unione europea rischiano di separarsi - e in queste ore questa ipotesi è sempre più reale - senza un accordo e di creare il caos sulle due sponde della Manica, non per motivi concreti, ad esempio le regole del commercio e dello scambio dei servizi, ma per ragioni filosofiche e, naturalmente, personali. Bruxelles vuole essere particolarmente dura per evitare che altre nazioni prendano in considerazione la possibilità di uscire dall’unione. Londra, da parte sua, non vuol dare a vedere che sta cedendo pezzi di sovranità.
Con o senza accordo i fatti parlano chiaro, almeno nel breve periodo a rimetterci dalla separazione sarà il Regno Unito. La Gran Bretagna invia il 43 per cento delle sue esportazioni nell’Ue; Germania, Francia e Italia inviano tutte circa il 6 per cento delle loro esportazioni nel Regno Unito. La popolazione del Regno Unito è di quasi 67 milioni; quello dell’Ue è di 447 milioni. Anche senza il Regno Unito la l’Ue ha un mercato unico di dimensioni paragonabili a quello degli Stati Uniti o della Cina. Finché l’Unione europea manterrà la sua unità, i due blocchi sebbene entrambi sovrani non saranno mai uguali in termini di potere.
Le dimensioni dei mercati, ecco ciò che conta in queste negoziati e quello che conterà dopo il 31 dicembre. Questo è il motivo per cui la Gran Bretagna ha fatto una serie di dolorose concessioni negli ultimi quattro anni, in particolare accettando uno status separato per l’Irlanda del Nord, che vedrà i controlli doganali sulle merci che attraversano il Mare d’Irlanda, dividendo di fatto il Regno Unito. A questo punto discutere di semantica invece di accordarsi su come gestire il futuro dell’Europa è assurdo, ce ne accorgeremo a gennaio quando si dovrà decidere sui temi concreti, allora sarà chiaro che a cedere su tutti i fronti dovrà necessariamente essere Londra.
19-12-2020 22:00



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