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Si occupa di terrorismo internazionale e Medio Oriente, lavora al "Corriere della Sera" come inviato negli Stati Uniti
Una settimana fa, poco dopo le 12, 551 Van Siclen Avenue, New York. Chioteke Thompson, 23 anni, e Stephanie Perkins, 39, escono da un’abitazione. Fanno pochi passi sul marciapiede, parlano tra loro. Sono le ultime cose che si dicono. Un killer, con la parrucca bionda e una specie di trench, spara venti colpi a distanza ravvicinata. Esecuzione in pieno giorno, brutale.
L’agguato è uno degli oltre 500 episodi di violenza con armi da fuoco nella Grande Mela, una serie infinita iniziata a gennaio, un aumento del 400 per cento. E purtroppo specchio di una realtà a livello nazionale. Non va certo meglio a Chicago, uno dei simboli tragici e noti di un’emergenza cronica: 16 assassinati nell’arco di un week end insieme a dozzine di sparatorie.
Le fonti ufficiali riportano dati allarmanti. In quasi 60 grandi città statunitensi il crimine è in crescita, tanti gli omicidi. Le gang si contendono il territorio dello spaccio, le rivalità portano a scontri letali, il mercato della droga non si ferma e deve essere protetto dalle invasioni di campo. Poi ci sono i regolamenti di conti personali, le vendette, le uccisioni all’interno di famiglie. Super lavoro per le polizie, già sotto stress (e sotto accusa) dopo la morte di persone tratte in arresto. Gli agenti non bastano mai, c’è una grande pressione e le organizzazioni illegali – quelle di strada o i cartelli strutturati legati ai messicani – sono sempre all’offensiva.
Esperti, sindaci, inquirenti forniscono delle spiegazioni. Ognuna ha il suo valore. Per alcuni mesi, durante il lockdown, i "cattivi" hanno dovuto ridurre le loro incursioni, sono stati costretti a cambiare "stile", abitudini e modus operandi. Ma una volta finita la chiusura sono tornati ai loro metodi. Alcuni rilassamenti nei dispositivi di sicurezza imposti dalla pandemia hanno permesso a pregiudicati di restare in circolazione. Inoltre c’è anche una componente psicologica: una sorta di esplosione, di gesti ribelli, di violenza dopo le settimane di blocco. L’Homeland Security, il dipartimento per la sicurezza interna, aveva avvisato da settimane sui rischi di azioni aggressive. Un’analisi concentrata sul pericolo del terrorismo, ma anche su forme di radicalismo anti-Stato e contro i rappresentanti della Legge. Una guardia e un poliziotto sono stati assassinati da un sergente dell’Air Force, spinto da motivazioni confuse, una miscela di estrema destra e odio verso le forze dell’ordine. Le armi ci sono in quantità, così come pretesti e tensioni.
Dal confine meridionale sono arrivati i carichi di stupefacenti. Marijuana, cocaina, metanfetamine, eroina e fentanyl. I corridoi sono stati riattivati, i corrieri mobilitati, rimessi in piedi i centri di distribuzione, di solito creati lunghi gli assi stradali. Sulla costa Ovest, in California, unità dello Sceriffo hanno lanciato numerose operazioni che hanno preso di mira coltivazioni di marijuana indoor. Sistema sempre molto diffuso che era prima in mano a gruppi "messicani", ma che negli ultimi anni ha visto la spinta di gang cinesi. Acquistano case e terreni, in qualche occasione usano come schermo attività immobiliari, importano "soldati" e fanno guadagni consistenti poi riciclati attraverso canali consolidati. Le autorità hanno dato grande risalto agli arresti per sottolineatura la minaccia transnazionale.
04-07-2020 23:30



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