function iscriviti() {window.open("http://ads.caffe.ch/ppl/","_blank","width=620,"menubar=no","resizable=no","scrollbars=no")};




Dello stesso autore
di 0
Leggi in anteprima
le notizie del Caffè

ULTIM'ORA
Dall'
Amministrazione
Dalla
Polizia cantonale
Ultim'ora
13.10.2020
Notiziario statistico Ustat: Meteorologia, Ticino e Svizzera, settembre 2020
07.10.2020
I Servizi del Gran Consiglio hanno proceduto alla pubblicazione dell'ordine del giorno della seduta parlamentare del 19 ottobre 2020
05.10.2020
Notiziario statistico Ustat: Statistica delle abitazioni vuote, Ticino, 1° giugno 2020
17.09.2020
Notiziario statistico Ustat: Monitoraggio congiunturale, andamento e prospettive di evoluzione dell’economia ticinese, settembre 2020
14.09.2020
Notiziario statistico Ustat: Meteorologia, Ticino e Svizzera, agosto 2020
09.09.2020
I Servizi del Gran Consiglio hanno proceduto alla pubblicazione dell'ordine del giorno della seduta parlamentare del 21 settembre 2020
09.09.2020
Notiziario statistico Ustat: Le transazioni immobiliari in Ticino nel secondo trimestre 2020
27.08.2020
Notiziario statistico Ustat: Popolazione residente permanente, Ticino, 2019
21.08.2020
Notiziario statistico Ustat: Indagine congiunturale commercio al dettaglio, Ticino, luglio 2020
21.08.2020
Notiziario statistico Ustat: Indagine congiunturale alberghi e ristoranti, Ticino, luglio 2020
LE FIRME DEL CAFFÈ
Loretta Napoleoni
Loretta Napoleoni
Cina, ovvero "Fabbrica"
per un mondo malato
Lorenzo Cremonesi
Lorenzo Cremonesi
Nello scenario siriano
mani russe e iraniane
Guido Olimpio
Guido Olimpio
Tutte le ipotesi in campo
dopo la guerra più lunga
Luigi Bonanate
Luigi Bonanate
Primavera di tensioni
per quattro leader
Filippo Ceccarelli
Filippo Ceccarelli
Il governo MaZinga
nella crisi dell'Italia
Elisabetta Moro
Elisabetta Moro
Cibo, ambiente e clima
portano alla nuova umanità
Luca Mercalli
Luca Mercalli
Abbiamo appena dieci anni
per evitare una catastrofe
Chiara Saraceno
Chiara Saraceno
Per le famiglie servono
sostegni continuativi
Guido Olimpio
Gli scenari possibili per il futuro politico dell'Afghanistan
Tutte le ipotesi in campo
dopo la guerra più lunga
Guido Olimpio
Chi è
Si occupa di terrorismo internazionale e Medio Oriente, lavora al "Corriere della Sera" come inviato negli Stati Uniti
Quella in Afghanistan è la guerra più lunga. Gli americani, seguiti poi dagli alleati, sono impegnati nella regione fin dal 2001 e, se consideriamo l’intelligence, anche da prima. Ora è venuto il momento di chiuderla, attraverso il negoziato in corso a Doha, in Qatar. Le trattative hanno portato ad una prima intesa nel febbraio scorso che ha fissato una scadenza: il ritiro totale delle truppe straniere nell’arco entro 14 mesi, attorno al maggio 2021. Ma la strada si è poi ristretta.
Donald Trump avrebbe voluto anticipare i tempi, portando "tutti a casa" per le feste di Natale. Un modo per tener fede all’impegno di ridurre le missioni belliche all’estero, da Bagdad a Kabul. E il presidente lo ha anche annunciato via twitter, mossa poi rientrata dopo l’azione di persuasione del Pentagono. I generali hanno rammentato che il rientro dei circa 4500 militari è legato alla situazione sul terreno, a ciò che combinano gli avversari. Principio ribadito mercoledì dalla Nato che ha sul campo 12 mila uomini: non pensiamo a partenze affrettate.
L’avvertimento degli strateghi è confermato dalla tattica dei guerriglieri. Gli insorti, in questi mesi, sono andati all’offensiva usando veicoli-bomba, attacchi con ordigni, incursioni pesanti. In questi giorni sono stati protagonisti di una spinta sistematica nella regione dell’Helmand ed hanno costretto gli americani a reagire con una serie di raid aerei. Interventi che, a loro volta, ha innescato una protesta formale da parte degli stessi talebani, i bombardamenti - nella loro interpretazione - hanno violato i patti. Visioni quanto mai parziale viste le vittime causate dalle esplosioni e dalle iniziative belliche, spesso ben rilanciate dalla propaganda dei militanti. Uno show mediatico, ricco di video, post sui social, dove compaiono i mujaheddin in corteo, bandiere al vento e fucili in pugno.
Ora andando oltre le schermaglie è chiaro che la catena di eventi ha rafforzato gli interrogativi sul domani. Cosa accadrà quando le unità straniere se ne saranno andate? Quale forma di potere prenderà corpo?  
Gli analisti hanno offerto alcuni modelli. Il più considerato - non l’unico - è quello di una Repubblica islamica simile a quella iraniana. Quindi i talebani introducono un sistema che salvaguarda i principi islamici ma accoglie aspetta moderni. Una scelta pragmatica al passo dei tempi. Gli integralisti - spiegano sempre gli osservatori - sono consapevoli che imporre il vecchio Emirato è impossibile e allora portano avanti formule di compromesso, ibride. E’ però evidente che saranno le altre componenti politiche a dover fare le rinunce maggiori. O almeno ciò è quanto prevedono in molti e non solo i commentatori pessimisti. Una valutazione sulla quale pesa la fine dell’ombrello garantito dagli Stati Uniti insieme ai suoi partner, uno scudo per contenere i colpi di avversari tenaci, cresciuti con il mito della resistenza e dell’invincibilità.
I militanti sono convinti che il tempo lavori per loro, ritengono di avere risorse e muscoli per dettare le scelte future in un territorio devastato da conflitti, invasioni, conflitti tribali ed etnici, sottomesso al Grande Gioco di attori esterni. Britannici, russi, cinesi, occidentali, indiani, iraniani, pachistani, qaedisti, leader locali e clan si portano sulle spalle un pezzo di responsabilità per quanto è avvenuto. Nessuno è innocente.
24-10-2020 22:45



IT Illustrazione
Cover stories
Sfoglia l'archivio »
La lettura
Leggi »
Instant book
Leggi »
I racconti
Leggi »
Altre
pubblicazioni


Per le tue vacanze
scopri il Ticino
Vai al sito »



Vai al sito »



Le infografie

I video della settimana
Inviate i vostri video a caffe@caffe.ch

Accordo
fra Israele e Sudan
per normalizzare
le relazioni

Repubblica Ceca,
ospedale da campo
contro il Covid-19
a Praga

DIREZIONE, REDAZIONE
E PUBBLICITÀ

via B. Luini 19 6600 Locarno
Svizzera

caffe@caffe.ch
+41 (0)91 756 24 00